SEO, cos’è, cosa significa e come orientarsi in questo mondo così complesso

seo-pazzo-01Il mio lettore più attento, (Pecora Wife – Mia moglie) avanza una richiesta interessante, e mi pone la domanda, “dovresti spiegare cos’è la SEO se sei intenzionato a spiegare da zero bene tutto”, e quindi perchè no, essendo lei parte del mio target audience, soddisferò immediatamente questa richiesta.

Cos’è la S.E.O.

Seo è l’acronimo di Search Engine Optimization, cioè ottimizzazione per i motori di ricerca.

Come SEO si identifica la persona, o la serie di procedure che servono per rendere un sito il più gradevole possibile ai motori di ricerca in modo da rendere il più rapido ed efficace possibile il suo posizionamento tra le prime pagine.

Partiamo col dire che il motore di ricerca su un sito internet fa 2 cose fondamentali, indicizza e posiziona (ranking).

Indicizzare significa che il nostro sito verrà inserito nell’archivio del motore di ricerca e posizionare (ranking) significa che il sito web conquisterà delle posizioni elevate nella lista di siti presenti per determinate parole chiavi nell’archivio.

Ovviamente la posizione alla quale tutti ambiscono è chiaramente la prima, però oggi con le modifiche apportate da Google, che è il motore numero uno al mondo e quindi il principale target di riferimento, essere in prima pagina già offre grandi vantaggi, perchè intervengono molti fattori che rendono visibile il nostro sito all’utente.

Ricordiamoci che quando parliamo di essere in prima pagina tra le prime posizioni intendiamo sempre nella parte di annunci gratuita di google che definiamo SERP.

Perchè nell’attività SEO si concentra sempre l’attenzione su google?

Ovviamente tutta la comunità SEO impiega la maggior parte del proprio tempo a capire come ingannare l’algoritmo di google oltre a quello di Bing, perchè oltre ad essere il motore numero uno al mondo per numero di ricerche è anche attualmente l’algoritmo più complesso e quindi essere in grado di adattare un sito a google significa adattare il proprio sito facilmente a tutti gli altri motori minori.

Vediamo di capire come ragiona google oggi.

Prima di tutto bisogna dire che assolutamente ogni utente oggi vede una prima pagina di ricerca “personalizzata”, questo significa che quando faccio una ricerca io di una determinata parola chiave su google, non otterrò lo stesso risultato di un’altra persona, quindi ogni ricerca ha dei criteri di personalizzazione che google decide in base ad una quantità enorme di dati che costantemente raccoglie sul nostro conto.

Quali sono gli elementi principali per cui google personalizza le nostre ricerche ?

La quantità di dati che google raccoglie sul nostro conto è enorme, dobbiamo prima di tutto ricordarci che ogni linea internet è associata ad un IP, un identificatore che permette ai motori di ricerca di capire da dove proveniamo, la nostra locazione geografica, la velocità della linea, ed inoltre immediatamente assieme a questa informazione arriva anche da quale dispositivo stiamo operando, computer, telefonino, tablet, etc.. etc..

Già queste informazioni sono sufficienti per iniziare a segmentare la ricerca, e ad esempio fornire risultati di aziende o negozi più vicini a noi, siti nella nostra lingua, o siti adatti ad un tablet piuttosto che ad un computer etc…

Però la forza di google non finisce qui, perchè google oggi memorizza le nostre abitudini di ricerca e da esse identifica una moltitudine di informazioni che gli permettono di personalizzare oltre alle nostre ricerche anche le pubblicità sui banner forniti da adsense (il sistema di pubblicità di google) le ricerche a pagamento a lato della pagina di ricerca di google (adwords) e una moltitudine di altre informazioni.

Come fa google a garantirsi le informazioni corrette da noi senza chiederle?

La genialità spaventosa di google deriva dalla sua capacità di regalare servizi gratuiti altamente desiderabili, e l’adesione a questi servizi da parte di un utente, a volte così semplificata da non sembrare tale, permette a google di avere un paniere enorme di servizi dai quali raccogliere dati.

Il primo servizio fra tutti è gmail, che obbliga all’iscrizione con i dati reali, o almeno ci prova il più possibile.
Google è in grado di “leggere” nelle nostre mail e capire a quali argomenti siamo più interessati, e associar le nostre email al nostro numero di IP (identificatore della linea internet) che a loro volta (quando siamo connessi con il nostro utente ad esempio a google) vengono associate a tutte le nostre abitudini di ricerca e via dicendo.

Un semplice esempio: per conoscere se sono un appassionato di motociclette d’epoca, quando google trova qualche modello di motocicletta all’interno delle mie mail, qualche registrazione a qualche club moto d’epoca online, e qualche ricerca online da connesso a google relativa a moto d’epoca, ricambi e quant’altro, con molta probabilità solo nel primo giorno di dati può identificare la mia età (la data di nascita che registro nei siti), il modello della mia motocicletta (per la quale cerco probabilmente i ricambi), e dove abito (grazie all’IP), e memorizzare tutte queste informazioni per associarle a quelle del giorno seguente e così via, arrivando a conoscere probabilmente chi è il mio medico, quali malattie ho, che diete seguo, che cibi preferisco, qual’è il mio social network preferito, la mia ricista, le notizie che cerco più spesso, i problemi che mi affliggono, l’assicurazione che uso etc.. (spaventoso vero?)

E questo è solo l’inizio, però è ovvio che avendo queste informazioni diventa facile identificare quale sia la pubblicità più efficace per me.

Torniamo al lavoro del SEO

Dopo questa premessa comincia a divenire ovvio che il lavoro del SEO è un lavoro articolato e complesso che prima di tutto è sottoposto alla legge dell’algoritmo di Google.

Infatti uno dei primi compiti che svolge chi si occupa di SEO è quello di cercare di interpretare il più possibile come ragiona l’algoritmo di google, che per inciso è SEGRETISSIMO, e nessuno, probabilmente nemmeno i progettisti di google hanno davvero la conoscenza del suo funzionamento.

Dalle ultime dichiarazioni di Matt Cutts (il dirigente dello SPAM Team di Google), Google promette di arrivare molto presto alla capacità di comprendere il valore del contenuto di una pagina grazie alla capacità dell’algoritmo (il software che compongono google e tutti i calcoli matematici e statistici che il sistema è in grado di fare) di leggere e comprendere in forma matematica il contenuto delle stesse.

Cioè google è la cosa probabilmente più prossima all’intelligenza artificiale che abbiamo oggi al mondo.

Per completare l’informazione google ha un software (definito spider) che ogni giorno legge le pagine dei siti internet e segue i link raggiungendo di volta in volta nuove pagine e archiviandole per darle in pasto all’algoritmo che le legge, le identifica, le cataloga e cerca di definirne il valore ed il contenuto per restituire al meglio le informazioni in base alle ricerche dell’utente.

Quindi cosa fa google tutto il giorno oltre a migliorare il proprio algoritmo e a raccogliere dati?

Cerca di individuare chi sono i furbetti che vogliono ingannare l’algoritmo per raggiungere posizionamenti migliori (i SEO)

Ecco perchè il lavoro del SEO è un lavoro reso ancora più duro e complesso da Google.

Penguin e Panda, mai sentiti nominare?

Quando google esegue un aggiornamento dell’algoritmo è solito a dare agli aggiornamenti maggiori un nome simpatico, e agli ultimi due spaventosi aggiornamenti che ha fatto ha scelto di dare il nome di Panda e Penguin.

In particolare si è riproposto con Panda di riuscire ad identificare quando una pagina è di scarsa qualità cercando di identificare quando qualcuno inserisce troppe volte una combinazione di termini (parole chiavi) nel tentativo di ingannare l’algoritmo.

Mentre Penguin si ripropone di individuare tutti quei siti che hanno una serie di collegamenti da altri siti (link o inbound link) innaturali, e cioè fatti in modo artificiale per fare credere a google che un determinato sito ha più popolarità di quanta in realtà ne abbia.

Per capire il concetto di link e quindi dell’attività di Link Building (costruzione artificiale di link) dobbiamo prima di tutto capire il concetto di Anchor Text.

Cos’è l’Anchor Text?

L’Anchor Text è la parolina da cliccare che ci rimanda ad un altro sito, come il famoso “clicca qui”.

Ovviamente non l’ho resa cliccabile, ma tecnicamente “clicca qui” è un Anchor Text.

Perchè l’anchor text è così importante?

Quando clicchiamo su un link e quindi sul suo anchor text quello che accade è che noi veniamo indirizzati verso un’altra pagina, a volte anche verso tutto un altro sito.

Quindi in realtà dietro a quella parolina è nascosto un indirizzo internet della pagina che andremo a visitare (chiamato URL, il famoso http://www.nomesito.com/qualchepaginaeventuale).

Quindi Google leggendo quella parolina fino a qualche anno fa, capiva che quella pagina alla quale veniamo reindirizzati in effetti corrisponde a quella parolina.

Se ad esempio il mio Anchor Text è “Scarpe da Ballo” di conseguenza la pagina (URL) che è nascosta dietro con grandi probabilità parla di scarpe da ballo.

Quando la comunità SEO è venuta a conoscenza di questo, ovviamente ha iniziato ad utilizzare in modo massiccio questo trucco per ingannare google e ottenere il massimo dai posizionamenti, così Google, come gli altri motori di ricerca ingannati allo stesso modo, si sono ritrovati a dovere escogitare qualcosa per difendersi.

Solo Anchor text o esistono altri parametri importanti?

Oggi l’Anchor text dei link in entrata ha un valore altissimo anche se non è il solo, e per essere in linea con le politiche di google penguin, dovrebbero essere rispettati dei parametri specifici, e cioè in percentuale parlando rispettare un equilibrio tra Anchor “clicca qui” e simili, come “visita questa pagina” “vai qui” etc.., una percentuale di “Nome del Marchio” e una percentuale di Anchor di vario tipo tra le quali le parole chiavi che ci interessano, perchè google ha definito dei parametri che ricordo essere segreti per determinare quando una serie di link secondo la sua logica sono naturali, ma non sono ovviamente solo i link a determinare il valore delle nostre pagine.

Se ricordiamo bene c’è anche il nostro amico Panda ad aspettarci, e Panda si preoccupa di decifrare le nostre pagine e capire la loro qualità e percentualmente identificare di cosa stiamo parlando valutando il “peso” (percentuale) delle keyword contenute.

Stringiamo i denti e mandiamo giù questo concetto un po’ complesso.

Immaginiamo di avere una pagina che parla di Motociclette.

Negli anni google ha raccolto migliaia di informazioni di pagine che parlano di motociclette, e quindi conosce bene per le pagine di qualità quali sono in effetti le quantità di parole all’interno di tali pagine.
Ad esempio saprà che nelle ultime 30.000 pagine che lui ha indicizzato che parlano di motociclette la parola motociclette è presente per il 20% più o meno ad esempio un 3% nel titolo, per il 34% più o meno un x % nel testo, il 12% negli anchor text etc…

In questo modo conosce che se il nostro sito rispetta con un margine di errore queste percentuali probabilmente parliamo di motociclette.
Se aggiungiamo a queste percentuali una percentuale di errori ortografici minima, probabilmente una serie di immagini che rispettano alcuni parametri che google identifica come indicatori di qualità e altre centinaia di fattori, lui identificherà la nostra pagina come una pagina di qualità.

Però conosce anche se i nostri contenuti sono originali o sono copiati parzialmente o integralmente da altri siti, e se percentualmente quello che scriviamo corrisponde a qualità nel testo etc…, e se noi anche di poco sorpassiamo in modo negativo questi parametri scattano gli allarmi e le penalizzazioni e di conseguenza si rischia dalla perdita di posizioni sulla pagina di google per le ricerche gratuite (serp) al Banning (cioè la totale esclusione dalle ricerche e cioè essere “cacciati” da google).

Dov’è quindi la difficoltà?

Beh, prima di tutto non si conoscono precisamente quali sono i parametri che google reputa importanti perchè sono estremamente secretati, e secondo non si conoscono quali sono i dati in possesso di google, quindi non si sa se si devono rispettare ad esempio un 25% o un 30 % di “densità di parole chiavi” (keyword density in gergo) all’interno del testo, del titolo etc..

Non solo, si deve ricordare che google come altri motori di ricerca, utilizzano dei parametri di valutazione per le singole pagine, ma anche per l’intero sito, e di conseguenza mescolano questi valori con i valori derivanti dai link e quindi dagli Anchor Text, e alla fine mescolano tutti questi valori con altri valori derivanti dalla quantità di ricerche del marchio, e quindi dalla popolarità di un sito nei social network e da altre centinaia se non migliaia di fattori, come ad esempio la stessa popolarità e credibilità della persona che scrive.

Tutto questo è completamente segreto, e da sempre la comunità SEO opera e condivide informazioni tramite forum e conferenze nel tentativo di identificare mediante esperienze e test quali possono essere queste informazioni, leggono brevetti di google per interpretare quali tecnologie potranno o sono applicate e ascoltano il nostro amico Matt Cutts (dirigente Spam team di Google) che di tanto in tanto se ne esce con qualche notizia per capire quale sarà il prossimo dolore per la SEO e cosa aspettarsi da google prossimamente.

Se immaginiamo che questi dati google li raccoglie dai sistemi di email (gmail) dai clic sulle pubblicità (adsense – adwords) dalle condivisioni sui social network (twitter, facebook e google plus etc..) dalle visite rilevate nei siti da analytics (il sistema di analisi delle visite fornito gratuitamente da google) etc, possiamo solo minimamente immaginare quale possa essere il duro lavoro di un SEO.

Cos’è quindi il mestiere di SEO?

Essere un SEO significa avere nel sangue un po’ di genetica autolesionista, perchè ogni giorno se desideri essere un SEO serio devi aggiornarti e studiare quali sono le vere innovazioni della SEO ed essere aggiornato sui cambiamenti dei motori di ricerca, tra i quali primo fra tutti Google ed è una mole di dati enorme.

Oltre a questo un SEO deve combattere lui stesso contro una quantità enorme di informazioni errate o parziali e quindi non è mai sufficiente attingere le informazioni da un unica fonte, bisogna sempre leggere molte più fonti e poi sperimentare molto sulla nostra pelle prima di decidere di sacrificare siti che ci sono costati grande sacrificio, oppure da buoni pionieri essere sempre disposti a perdere tutto da un momento all’altro.

Cosa ne pensa Google della SEO?

Matt Cutts (direttore Spam Team di Google) negli anni ha rilasciato un numero indicibile di video nei quali spiega come seguire al meglio le linee guida di google per non commettere errori e non subire penalizzazioni.

Ovviamente un SEO necessariamente deve essere a conoscenza anche di questo materiale e vederlo e memorizzarlo il più possibile tutto, cosa quasi impossibile da fare, così qualcuno si è organizzato e per noi ed ha creato una pagina con i video più quotati dalla comunità seo raccolti per data e contenuto.

Purtroppo tutto il materiale migliore è in inglese, tuttavia per darvi un idea della quantità vale la pena di fare una visitina a http://www.theshortcutts.com/

Inutile dire che l’attività di SEO per google è conveniente e sconveniente, perchè credo ci sia un dipendenza nevrotica tra le due parti, e senza l’una probabilmente l’altra non esisterebbe allo stesso livello.

Certo è che google oggi cerca di rendere così dura l’attività di SEO che scoraggia le aree della SEO più spinte e cerca in qualche modo di ridimensionare fortemente le più “pulite”. Vediamo qualche considerazione in merito.

Quanti tipi di SEO esistono?

In forma canonica esistono la White Hat SEO e la Black Hat SEO , cioè, chi fa SEO seguendo le linee guida di google e chi fa SEO cercando di ingannare nei modi più subdoli possibile l’algoritmo.

In modo pratico, il white hat SEO scrive contenuti di qualità, studia il bilanciamento delle keyword nelle pagine per creare una pagina il più qualitativa possibile (ottimizzazione on page), pone attenzione ad ottenere link solo con anchor text ben bilanciati e da siti di qualità, fa link building scrivendo contenuti di qualità per altri siti di qualità che in qualche modo sono attinenti per argomenti al proprio sito (guest posting), fa qualche comunicato stampa per ottenere link comunque buoni, e cerca di scatenare attraverso strategie come condivisione di materiale o perchè altamente qualitativo o perchè chi lo condivide riceve qualche omaggio o vince qualche concorso o altre idee straordinarie di questo tipo che in gergo si chiamano ( Link Baiting ) cioè detta in modo spiccio adescamento di link tramite cose che alletterebbero alla condivisione.

Il Black hat SEO invece non ama molto la relazione e i lunghi tempi per ottenere il contatto e l’accordo su come pubblicare un bell’articolo su un blog di un partner etc.. etc.., quindi si dedica a scovare tutti quei metodi per trovare la maggior quantità di link nel minor tempo possibile arrivando, automatizzando il processo il più possibile, lui stesso a costruire siti fasulli che sembrano di concorrenti o partner reali, così ben fatti da essere a volte impossibili da distinguere dai veri, e inserirci dentro i propri link, inoltre automatizza la diffusione di testi e link al proprio sito su siti di pubblicazione libera, come siti dove si possono pubblicare articoli semplicemente registrandosi (article marketing), pubblicare link all’interno di directory (siti dedicati alla raccolta di indirizzi web per settore), automatizzazione di profili di social network, produzione automatica di testi, e chi più ne ha più ne metta.

Insomma il black hat può arrivare tranquillamente a generare automaticamente migliaia di testi elaborati matematicamente, che hanno anche unicità, qualità, correttamente percentualizzati secondo le linee guida di google in modo automatico, e distribuirli sempre in modo automatico premendo un tasto su migliaia e migliaia di forum, blog, siti, social network e quant’altro, in modo da rendere popolare il proprio sito in poco tempo e farlo salire sulle SERP (zona annunci gratuti di google) il più rapidamente possibile.

La vera figura del SEO in un mondo professionale

Mhhh. Dopo aver chiarito quali siano sul panorama web le due figure di seo identificate, vediamo in effetti però cosa accade nella realtà.

Avevo già parlato dell’argomento in modo quasi esauriente in questo articolo: http://www.pecoramannara.com/come-iniziare/da-dove-iniziare/ nel capitolo: Approccio a Google, ma riprendiamo l’argomento in questa sede più appropriata.

La figura del VERO SEO secondo me.

La figura di chi si occupa di ottimizzazione per i motori di ricerca in realtà è una figura importante, e secondo il mio punto di vista dovrebbe essere quell’operatore che si occupa di analizzare dai Log del Server (un file dove vengono registrati tutti gli accessi di un sito in un determinato periodo) cosa stà accadendo al proprio sito, mantenendo un occhio sempre di più sulla navigabilità del sito e sull’approccio della clientela nei confronti del sito.

Per capire facciamo un esempio semplice:

Analizzando costantemente i Log del Server (il registro degli accessi), oppure il pannello di Analytics (il sistema di analisi delle visite che google offre gratuitamente) o qualsiasi altro sistema di analisi utilizzato che risponde alle esigenze di un seo, ci si potrebbe rendere conto che in effetti si ottengono molte ricerche nel sito per la keyword “Vendita ricambi di motociclette d’epoca”.

Se in effetti il sito vende ricambi di motociclette d’epoca questa ricerca è perfetta, però un buon Seo potrebbe rendersi conto che attraverso quella ricerca i clienti non arrivano ad una pagina sufficientemente interessante per la loro richiesta, e appena entrano nella pagina se ne vanno immediatamente senza fare alcuna azione importante.

A questo punto, identificato il problema, un buon SEO si preoccuperà, in quanto SEO di avvisare chi di dovere o agire personalmente nel pianificare delle modifiche che rendano quella pagina più interessante e adatta a rispondere a quel tipo di esigenza manifestata dalla parola chiave, cercando di non rovinare i parametri che hanno permesso a quella pagina di essere raggiunta per quella determinata parola chiave.

Oltre a questo le mansioni di un SEO serio saranno molteplici, dal valutare ad esempio se tutte le pagine vengono correttamente indicizzate e viste da google e in che tempi, cercando eventualmente di capire se ci sono degli intoppi e studiando come eliminarli.

Cercare di offrire il meglio all’utente finale in qualità di esperienza di navigabilità e fruibilità dei contenuti del sito.

Questa a mio avviso dovrebbe essere la vera figura di SEO.

Ovviamente questa figura deve necessariamente conoscere ed essere sempre super informata nei vari parametri da rispettare, informata sugli algoritmi dei motori, specialmente su google, e capire come ottimizzare un sito on page e off page (ottimizzare i contenuti nella pagina e collegamenti dall’esterno al nostro sito) in modo da dare sempre il massimo e cercando di evitare le penalizzazioni, però con un occhio di riguardo a come non fare cose pericolose in modo da creare un sito che duri nel tempo, piuttosto che fare cose pericolose nel tentativo di ingannare l’algoritmo.

Detto questo vediamo quali invece sono i SEO oggi oltre a questa prima figura di cui ho parlato sopra.

Oggi come già accennato esistono diversi tipi di SEO, dal White hat e Black Hat di cui abbiamo parlato prima, a situazioni “Grey Hat” sfumature di grigio, dove si cerca di forzare un po’ l’algoritmo più o meno con tecniche più o meno spinte, piccoli interventi spam (aumento delle parole chiavi in una pagina, diffusione di testi su altri siti, anche invio di email a più utenti, etc..) qua e la, forse qualche testo un po’ generato automaticamente e chi più ne ha più ne metta.

Questo può essere funzionale finchè chi lo fa conosce effettivamente la Black hat SEO e conosce i rischi connessi, ma in effetti questo non accade quasi mai, nella maggior parte dei casi abbiamo SEO improvvisati e abbastanza confusi che operano in modo spasmodico senza piena consapevolezza di quello che fanno e sopratutto senza un piano di marketing elaborato a tavolino dietro a tutto questo.

Nella maggior parte dei casi si parte da un sito che ipoteticamente appartenendo a quel settore dovrebbe essere posizionato per quella parola chiave, e quindi giù di un minestrone di esperimenti per raggiungere quella parola chiave, con una quantità assurda di testi scritti solo per indicizzare, che in fin dei conti non hanno un vero valore, i tipici testi che non superano le 500 parole perchè devono essere minimo 500 / 700, ma nessuno poi veramente sa quanto devono essere effettivamente al massimo, e quindi i contenuti sono estremamente ridondanti, ripetitivi, inconcludenti e inutili.

Vediamo un esempio tipo, il classico “Come fare link building?”.
Il testo che spesso si trova recita: “ ecco, vedete la link building è blah blah balh, i metodi per farla sono blah blah blah…” ed alla fine l’articolo non risponde veramente a nessuna delle domande che in effetti si era prefissato di rispondere.

Spiega solo cos’è in modo superficiale, fino alle 500 parole, e poi alla fine, sul fondo, bham! ci si piazza il link al sito della web agency che vende il servizio di link building con un bel anchor text “servizio di link building”… non occorre essere google per capire che c’è qualcuno di confuso dietro no?

Sono anche tecniche che hanno la loro efficacia, non dico di no, perchè in effetti dei risultati li portano, ma se approfondiamo l’argomento e vediamo qual’è il risultato raggiunto, alla fine ci si rende conto che non ha senso sprecare tanta energia, perchè le strade per raggiungere lo stesso risultato migliori esistono e le vedremo in questo sito.

Per citare un semplice esempio sul caso appena elencato, se io sono arrivato a quell’articolo grazie alla ricerca “come fare link building”, nel momento in cui mi rendo conto che quell’articolo, con il titolo “come fare link building” non risponde alla mia domanda il mio interesse di certo decade, ma non solo, quante probabilità ho di acquistare il servizio da un’azienda se il mio interesse era come fare link builing?

Lo scopo dell’Anchor text all’interno di quell’articolo (“servizio di link building”) in effetti è chiaramente quello di ottenere il posizionamento in google per quella parola chiave dell’articolo di destinazione (che probabilmente non prenderà), ma pensandoci bene, se l’articolo principale è stato indicizzato per “come fare link building”, perchè non sfruttare seriamente questa opportunità?
Basterebbe spiegare davvero come si fa la link building e poi spiegare il vero valore di un servizio serio lasciando che sia il cliente a decidere se usufruirne?
Il risparmio di tempo, il rapporto tra i costi tra fare link building in casa o affidarla ad un professionista, gli strumenti necessari ed il loro prezzo, la cultura necessaria, etc… tutte cose che in effetti rendono il servizio più allettante da comprare che da fare se viste tutte insieme, senza contare che un bell’articolo scritto bene fa capire che chi scrive conosce davvero l’argomento e quindi è consapevole di quello che farà sul nostro sito, e se questi argomenti corrispondono a quello che in effetti l’utente cercatore ha in testa ed il prezzo ne vale la pena, allora il gioco è fatto.
Però il come raggiungere questo scopo lo vedremo più avanti in altri articoli dedicati, perchè c’è molto da dire e molto da fare per arrivare al successo, quindi qui occupiamoci di concludere il discorso sulla SEO

Le figure SEO più spinte

Oltre a questi tipi di SEO poi ci sono i “Cercatori di ventura”, che è in effetti una sorta di Black Hat, che pur consapevole del fatto che quel sito che andremo a spingere con tecniche subdole è destinato a morire, comunque è un giochino divertente e affascinante, se non addirittura talvolta obbligatorio per certi settori come il Gambling o Casinò, Pornografia etc.. etc.. situazioni dove ottenere un link naturale è praticamente impossibile, e quindi deve uscire tutto l’ingegno e la strategia che una persona ha dentro per ottenere un risultato in termini di posizionamento.

In questo caso il vantaggio di queste figure è comunque che c’è un piano preciso dietro e talvolta il risultato può essere apprezzabile, anche se garantisco personalmente che lo sforzo che c’è dietro è enorme se non lo dispendio economico in termini di software e tempi di sperimentazione.

Considerazioni Finali

Di considerazioni finali se ne possono fare un milione, materiale di qualità online sull’argomento ce n’è troppo, e di tutti i tipi, nella maggior parte dei casi anche chi si impegna a spiegarlo bene, crea confusione in chi stà avendo un approccio a questo mondo, perchè qualcuno che spiega veramente le diverse tipologie di SEO online in modo completo ed esauriente a mio parere non c’è e probabilmente farlo sarebbe un’impresa così grande da essere quasi impossibile, però in compenso si possono prendere in analisi le singole parti e cercare di costruire nel campo la propria conoscenza passo a passo.

Nel nostro viaggio affronteremo l’ambito SEO in modo esauriente adattandolo alle nostre esigenze, perchè dobbiamo tenere a mente che in Pecora Mannara il nostro obiettivo è ottenere un profitto seguendo le regole spiegate nell’articolo introduttivo che se non lo hai ancora fatto ti consiglio di leggere prima possibile.

E anche oggi dopo questa lettura sei un po’ più Mannaro di ieri. Complimenti.
Andrea

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